È sempre più evidente come la Superpotenza americana si senta minacciata dalle manie di protagonismo cinesi, da sempre etichettati come affamati e ribelli. 

L’assunto statunitense secondo il quale una Cina ricca non è una Cina ribelle potrebbe rivelarsi sbagliato e, di conseguenza, gli apparati di stato americani stanno dettando le linee strategiche per destabilizzare la nazione asiatica ed i suoi tentativi di riequilibrare la supremazia militare e tecnologica.

Uno dei campi di battaglia principali è quello delle terre rare e dei metalli preziosi, come ad esempio il cesio che è alla base della produzione delle piattaforme 5G e di cui la Cina controlla il 96% della produzione. Ci troviamo in presenza di una potenziale minaccia per il più grande datore di lavoro del mondo (il Dipartimento della difesa statunitense). La possibilità, infatti, di un possibile tentativo di scardinare il controllo dell’informazione globale, determinando ed influenzando I flussi delle idee, le persone e, di conseguenza, gli equilibri e gli interessi nazionali, si fa sempre più concreta. 

Non a caso la Cina sta inondando il globo di investimenti per il 5G, mediante materiali per la produzione ad un prezzo ridotto. 

Sotto la pressione della velocità per la conquista del prossimo stadio delle tecnologie di comunicazione di massa, la reazione statunitese sarà necessaria per garantire l’integrità ed il controllo delle informazioni sulla società e sulle industrie.

Negli USA Elon Musk è uno dei principali paladini di questa nuova battaglia. Tramite StarkLink, una costellazione di satelliti a bassa latenza (data la bassa orbita), è in grado di distribuire internet ad una velocità pari a quella del 5G ma senza limiti di spazio. La sua previsione è di coprire tutto il Nord America per la fine del 2020 e tutto il mondo entro il 2027.

Una vera e propria controffensiva che beneficerà di numerosi investimenti e sussidi statali per accellarne lo sviluppo su larga scala.

Essendo l’Italia un paese membro della NATO, sistema a guida americana, è molto probabile che finiremo per utilizzare le loro tecnologie invece del 5G Cinese e, di conseguenza, già ora si potrebbe lavorare su alcuni fronti per poter beneficiare, al massimo, di questa situazione.

Abbiamo, infatti, una serie di vantaggi: la desertificazione delle aree periferiche, che abbatte i costi della vita, ed un’ industria del turismo sviluppata in termini di riconoscibilità del brand.

Questa situazione ci consentirebbe, inoltre, di beneficiare di sistemi di telecomunicazione a basso costo ma ad elevata qualità in termini di esperienza. Questo aspetto appare sempre più fondamentale nel nuovo mondo dominato dal fenomeno dello “Smart working”. Potremmo quindi diventare il primo paese non-americano (first comer europeo) ad offrire una buona gamma di scelta di piattaforme più attrattive ai lavoratori in rete.

Questo significa avere potenzialmente centinaia di migliaia di lavoratori ad alto reddito che scelgono di trasferirsi per esperienze in quelle località che stanno subendo una crisi demografica ed economica, portando vantaggi ed incrementando il PIL per miliardi di euro.

Per vincere questa sfida è necessario affiancare allo smart working una specializzazione ad altissimo livello per la customer experience, mediante la quale consentire al lavoratore di spostarsi continuamente e di visitare luoghi diversi. In questo modo si abbina l’utile al dilettevole in quanto l’attività lavorativa è occasione per soddisfare altri interessi quali, ad esempio, quelli culturali e di socializzazione. Non a caso  lo smartworking, infatti, è concepito per lavorare tanto divertendosi, in egual misura, tanto. Questo comporta la necessità di orientare il “sistema turismo” verso  una nuova visione di mercato, offrendo al cliente varie facilitazioni come, ad esempio, spostamenti ed esperienze da vivere organizzate sulla base di algoritmi di personalizzazione in grado di percepire l’indice di gradimento dell’utente, trasferimenti settimanali con spostamento dei bagagli e trasporto automatici, facilitazione nei pagamenti. 

Sta nascendo un nuovo mercato per cui dovremmo, sulla base dei benefici attesi, incominciare a pensare a degli incentivi o a dei sussidi da offrire a StarLink (a guida Musk) per spingerla a scegliere l’Italia come una delle prime destinazioni per la connessione ad alta velocità, realizzando quello che noi con molti più costi e tempo (sprecati) non siamo riusciti a concretizzare.