In qualsiasi parte del mondo, il prelievo tributario riposa su un presupposto che può essere definito pacifico: a fronte del sacrificio affrontato mediante il versamento contributivo v’è il beneficio rappresentato dall’offerta dei servizi.

In soldoni, significa che, grazie al pagamento dei tributi, il cittadino può godere di un sistema sanitario pubblico valido, di una rete di trasporti efficiente, di una raccolta dei rifiuti ecologicamente sostenibile e via discorrendo. Purtroppo, però, da qualche anno a questa parte, nel nostro amato Paese il senso di questo “equo rapporto” fra sacrificio e beneficio si è del tutto dissolto a netto favore di una sempre più opprimente presenza solitaria del primo.Non è un mistero che in Italia si paghino molte tasse a fronte di un’offerta di servizi pubblici a dir poco carente ma questa situazione, ormai, sembra essere accettata come un destino ineluttabile, frutto di un’invisibile ed irreversibile hybris.

Non è così, la causa di tutto questo risale al malgoverno del nostro Paese al quale, però, si accompagna un’inspiegabile rassegnazione da parte dei cittadini come se al tutto non potesse esservi messo rimedio. Eppure la soluzione non richiede l’intervento di una task force di premi nobel in economia ma il semplice ricorso ad una serie di misure. Innanzitutto una revisione e conseguente semplificazione del sistema normativo tributario in modo da rendere comprensibile a chiunque quando, quanto e quali tributi pagare.In questo modo si consentirebbe all’amministrazione finanziaria di condurre una seria lotta ai veri evasori fiscali ai quali verrebbe meno la possibilità di sfuggire al fisco attraverso i vari cavilli che una legislazione alluvionale come quella tributaria offre.

Ovviamente va rivisto anche il sistema di giustizia tributaria che è prosperato al di fuori del raggio di influenza della Costituzione fino al punto che, oggi, in Italia abbiamo una struttura giudiziaria a sé che si avvale dell’opera sia di giudici togati, appartenenti ad altre giurisdizioni, sia di giudici non professionali. A dire il vero si tratta di un guazzabuglio inestricabile che genera una considerevole spesa di denaro pubblico.

Non sarebbe peregrino ricondurre all’interno di una delle magistrature già esistenti questo mostro che ha complicato ulteriormente la già intricata e sofferta questione fiscale italiana. Ritenere, però, che quanto sinora esposto sia bastevole è, purtroppo, illusorio perché v’è un altro aspetto che pesa non poco sul rapporto beneficio – sacrificio ed è la spesa delle Pubbliche amministrazioni di cui spesso si parla ma mai in maniera puntuale.Infatti il problema, che viene dolosamente occultato, attiene a tutta quella miriade di spese che non riguardano le strutture ed i dipendenti pubblici ma le migliaia di incarichi che vengono graziosamente conferiti ogni anno, alla cattiva gestione dei beni pubblici e ad una serie di retribuzioni estremamente esose che non trovano corrispondenza nelle attività effettivamente svolte.Può sembrare poca cosa ma così non è, provate a fare qualche qualche semplice operazione aritmetica per rendervi conto di quanto potrebbe abbassarsi l’aliquota tributaria.

Il grandissimo principe De Curtis, in arte Totò, soleva dire che ”… è la somma che fa il totale”.