Nel nostro Paese la presenza dell’uomo nero ha rappresentato l’occasione per evocare eventi storici del passato.

L’ultimo, in ordine temporale, sono gli Stati generali che riportano, immediatamente, il pensiero alla Rivoluzione francese in cui gli stessi svolsero un ruolo di primaria importanza.E’ notizia di questi giorni che il premier Conte abbia intenzione, nel pieno rispetto delle regole Covid-19, di convocare gli Stati generali per l’economia presso il Casino del bel respiro di Villa Pamphilj in Roma. Ospiti d’onore la presidente della Commissione europea, la presidente della BCE, il governatore della Banca d’Italia e così via.

Ovviamente lo scopo è quello di trovare una ricetta in campo economico da applicare all’Italia.Particolare di non secondaria importanza è la pubblicazione, avvenuta tre o quattro giorni fa, della relazione redatta dalla commissione, o se piace di più dalla task – force, presieduta dal famoso manager Vittorio Colao. Ben 121 schede in cui è riportato l’universo mondo che il Belpaese dovrebbe caricarsi sulle spalle per venir fuori dalla pestilenziale situazione creata dall’arcinoto uomo nero.A questo punto, però, è necessario fare un po’ marcia indietro nel passato prossimo per riuscire ad inquadrare meglio il ruolo che, attualmente, dovrebbero svolgere gli Stati generali.Orbene a seguito dello sbarco del coronavirus in Italia, il Governo crea una task – force di esperti virologi per affrontare in maniera efficace la pandemia. Ogni giorno per più di un mese alle 18.00, il capo della Protezione civile ha stilato e reso noto il “bollettino di guerra”.

A seguito dell’allentamento graduale della morsa mortale da parte dell’uomo nero, il Governo ha sostituito la succitata task – force con un’equivalente struttura composta, però, non più soltanto da virologi ma da esperti in varie materie che spaziano dall’economia al diritto, dalla sociologia all’organizzazione aziendale e… Il compito di quest’ultima, presieduta da Colao, è paragonabile a quello svolto da Mosè nella Bibbia. L’unica differenza è data dal fatto che, mentre quest’ultimo si è limitato a riportare sulla pietra dieci regole, la task – force in questione, come già accennato, ha redatto ben 121 schede. Verrebbe da dire che Mosè era un principiante allo sbaraglio.

A parte le battute, c’è da chiedersi, a questo punto, a cosa possano servire gli Stati generali per l’economia.Viene spontaneo chiedere: ”Ma dopo tutto questo ben di Dio, non si ha ancora un’idea sul da farsi per incominciare a riparare i danni creati dalla pandemia ancora in atto? Di che cosa altro ha bisogno il Governo italiano per partorire un piano più o meno decente per ridare fiato alla nazione, ormai stremata?”. A tali interrogativi la risposta sembra essere: “Gli Stati generali”.Tralasciamo l’indagine sull’uso più o meno corretto del termine ad un’assise come quella che si terrà a Roma, ma ciò che lascia allibiti è la sconfortante constatazione di una compagine governativa incapace di intraprendere una linea d’azione decisa.Si era già capito che le Pubbliche Amministrazioni non fossero ritenute dal Governo in grado di gestire una situazione di tal fatta, si era già capito che l’elefantiaca produzione normativa mediante decreti – legge e decreti presidenziali fosse la prova provata dell’incapacità di dare risposte concrete ma che, dopo l’ennesima task – force, il Governo non fosse in grado di dire cosa fare è, sinceramente, tragicamente ridicolo.Il bello è che mentre ci si trastulla a sfogliare la margherita, l’Unione europea ci chiama ad un compito ben preciso che è quello di redigere puntuali e validi progetti per poter godere delle decine di miliardi che, da qui a tre anni, verranno dirottati verso il nostro Paese grazie al Recovery Fund.Mi chiedo: “Ma c’era proprio bisogno di una task – force che redigesse un elenco sterminato di cose da fare quando da oltre un quarto di secolo la classe politica italiana è stata in grado solo di combinare guai? Ma davvero Colao e compagni hanno creduto che con le loro tabelle potessero risollevare il paese?”.

Il problema è che siamo governati da persone che non hanno minimamente l’idea di che cosa significhi fare le cose con il cervello ed osservando le regole. Purtroppo non è una questione di scelte politiche bensì di capacità di risolvere i problemi. Quasi trent’anni di politica affaristica hanno educato generazioni di persone a guardare alla gestione della cosa pubblica in termini di camarille, di accordi in cui preservare e tutelare le ragioni particolaristiche…ed ecco il risultato. Come nelle favole è arrivato l’uomo nero e non si sa più che fare nonostante si viva in un Paese dove si potrebbe e si dovrebbe campare 10voltemeglio.P.S. Gli Stati generali permisero al popolo francese di ribellarsi al clero ed all’ aristocrazia e di dar vita alla democrazia dopo aver trasformato gli Stati generali in Assemblea nazionale. Ma quelle erano persone che sapevano molto bene ciò che facevano e ciò che volevano e non a caso, nei loro confronti, siamo tutti debitori perché è grazie a loro che è fiorita la democrazia nel mondo. Dai nostri politici, ovviamente, non si pretende tanto ma almeno…